La pagina di giornale del 1964 che riporta la notizia della decapitazione, da parte del regime
nazista, della ventunenne Sophie Scholl, figura simbolo della Rosa Bianca, diventa per la poetessa e paleografa Daphne Grieco il luogo di un rituale di riscrittura. L’opera si intitola Daleth, lettera di origine fenicia il cui segno rimanda ad una tenda sollevata a metà di una porta, formando un triangolo: simbolo della porta, della casa, della soglia, della fessa. Un’immagine che risuona nella poesia stessa, dove la voce afferma: «Sono la porta, tutto mi attraversa». L’intervento di Daphne Grieco, la scrittura della poesia e il tracciamento di segni riconducibili alla lettera Daleth con sangue mestruale, introduce nella dimensione archivistica del giornale una scrittura altra, organica e rituale. La Storia, che nel giornale appare come registrazione di una violenza chiusa/conclusa, viene così attraversata da un gesto, come un taglio che restituisce alla memoria una dimensione viva e corporea. Il sangue mestruale, segno di ciclicità e generazione, si oppone simbolicamente al sangue versato dalla violenza storica: non sangue di morte, ma sangue di origine e continuità. Sangue per sangue. Sophie Scholl, La giovane studentessa, condannata a morte per aver diffuso i manifesti della Rosa Bianca, incarnava l’idea che la parola potesse ancora opporsi alla storia della violenza. Poco prima di morire disse: «Non m’importa di morire se le nostre azioni serviranno a scuotere e risvegliare gli uomini».
Nel suo diario Sophie Scholl scriveva anche: «Ho imparato che un animo forte senza un cuore tenero non porta alcun frutto; lo stesso vale per un cuore tenero senza l’animo forte. […] Una parola, di cui l’anima non fa esperienza, è una parola morta». Nel rituale di Daphne Grieco, Daleth diventa allora proprio questo: una parola di cui il corpo della memoria fa esperienza, Il sangue con cui la lettera è tracciata è il sacrificio attraverso cui la parola
diventa varco e “tutto” gli “attraversa”, affinché certe vite non restino soltanto inchiostro sbiadito, parole morte, ma continuino ad attraversare la Storia per raggiungere qualsiasi presente. Quando ho visto Daphne la prima volta, a Maggio del 2025 non la conoscevo ancora. Stava presentando la sua raccolta di poesie Amórgo a Milano, lei recitava le sue poesie in latino, italiano, francese, ungherese, greco e napoletano, io e Valentina le regalammo la storia di Sophie e una rosa bianca.