Lettere

LETTERE è un’opera artistica corale, composta da una pluralità di punti di vista e di voci. Si fonda su un’idea di archivio che rifiuta la mera conservazione per farsi spazio poetico, critico e conflittuale, in cui la memoria non è una testimonianza fissa ma, quando interrogata e riattivata, diventa materia viva, capace di incrinare i codici narrativi dominanti e di restituire voce a soggettività, eventi e saperi marginalizzati.

Al centro del lavoro vi sono materiali d’archivio, in particolare pagine di giornali d’epoca  che artistə, poetə e studiosə sono invitatə a trasformare in Lettere: nuove unità narrative capaci di decostruire la narrazione storica ufficiale. Attraverso questo processo, l’opera mira a generare un nuovo alfabeto, visivo e testuale, inteso come atto di resistenza, partecipazione e immaginazione condivisa.

Nato dalla pratica individuale di Carola Provenzano, il progetto si basa su una collezione di giornali d’epoca che l’artista fa riemergere simbolicamente e fisicamente dalla propria cantina. Datati tra gli anni ‘50 e gli anni ‘60, le storie impresse nei quotidiani sollevano con violenza la differenza tra chi è degno di essere raccontanto e chi invece può essere dimenticato o condonnato. Carola inizia allora a tracciare sulle pagine le lettere di un alfabeto che ancora tarda a comporsi: quello che serve per raccontare le storie che non abbiamo attenzionato abbastanza, quelle che rischiano di sparire.
Nasce così la prima lettera: MEM. Le onde del mare. Il miracolo. La meraviglia.

Ma la parte essenziale degli alfabeti è che non si possono scrivere da soli: una lingua, come una casa, è tale solo quando è condiviso, quando è un bene comune.
Così, il lavoro dell’artista diventa collettivo: la ricerca di una comunità in grado di pensare, creare, immaginare, scrivere, dipingere, disegnare o qualsiasi attività che possa aprire un varco, aggiungere un segno a questo alfabeto, tracciarlo su una pagina appositamente scelta per parlare alla sua pratica.

In questo senso, il lavoro dell’artista si distingue da quello dello storico: mentre quest’ultimo tenta di ricostruire la tradizione risalendo alle fonti, l’artista agisce nello scarto, nello spazio del non detto,  e in questo spazio ri-comincia a raccontare.

Se le immagini che conosciamo generano le forme che raccontano le storie che ricordiamo, allora, quali sono le forme che tracciano i segni per dire le storie che non hanno voce? Si può riassumere così la domanda da cui parte Lettere una serie di sovrascrizioni che trasformano le cronache in simboli, i simboli in lettere, le lettere in storie nuove.