MEM
Carola Provenzano

Testo Critico

MEM è la lettera da cui inizia tutto Alphabeth. Nasce sola, meravigliosa, parlando a sè stessa, così come Carola a sé parlava nel momento in cui decideva che le parole “emerse dalla cantina” nascondevano una verità: abbiamo dimenticato delle storie e l’abbiamo pagato caro. Abbiamo lungamente parlato di questo nella nostra conversazione: Pelle blu e lingue di pietra (link), e da allora è emersa una verità, la nostra: il miracolo nasce solo, ma solo non può rimanere. Questa prima lettera allora, l’unica a non essere commissionata, metaforicamente e fisicamente scaturisce tutte le altre, anche quelle che ancora non esistono. Non a caso dialoga con un’altra grande nascita, quella dell’Acquario – rigoglioso di acqua, segno di aria, pronto a nutrire.

Testo Artista

La lettera Mem è la tredicesima in diversi alfabeti consonantici, tra cui il fenicio, l’aramaico, l’ebraico e l’arabo, e il suo valore fonetico corrisponde al suono “m”. La sua forma trae origine dall’immagine dell’acqua in movimento e in una variante della lingua marocchina, viene anche impiegata per costruire la negazione all’interno di una frase.
Dunque se da un lato, Mem rimanda all’idea dell’origine, nelle sue diverse etimologie è presente anche il concetto di Nulla. Nella tradizione cabalistica, si racconta che Dio “si ritira in sé stesso, svuotandosi, affinché dal Nulla possa generarsi un mondo”. Dio è dunque identificabile con quel Nulla, inteso come “luogo”.
Ne emerge l ’immagine del miracolo dell’esistenza. È in questo spazio, in questo vuoto originario della creazione – che non è mai veramente vuoto – che si apre la possibilità per le cose di esistere, di essere conosciute, di manifestarsi, di rivelare la loro verità.
Miracolo è anche la rottura dell’automatismo che domina i processi, siano essi naturali o storici.
Anche nelle epoche di pietrificazione, quando tutto sembra immobile, resta intatta la facoltà pura della libertà: la capacità di cominciare, di interrompere il flusso prestabilito.
Ed è, per richiamare le parole di Hannah Arendt, proprio questa facoltà nascosta la fonte segreta da cui nascono “tutte le cose grandi e belle”.
Scegliere la M come prima lettera significa partire da una metà, da un parte del flusso. Non è una metafora di Miracolo o di Movimento, ma è Miracolo e Movimento.
La M diventa qui l’immagine incarnata di questo tentativo di creare un nuovo paradigma lessicografico, una nuova concezione della lingua che abbia un corpo e che si riveli per sé.
Ho inserito la Mem su un foglio di giornale del 1963.
In basso a sinistra, un’immagine ritrae Jean Cocteau e Raymond Moretti intenti a dipingere, non “La nascita di un Acquario”, come erroneamente riportato nella didascalia, ma un olio intitolato: “L’Era dell’Acquario”.
Quest’Era, nella sua lettura esoterica, è legata all’archetipo della creazione.
L’Acquario è infatti il portatore d’acqua, e da quell’acqua scaturiscono idee nuove, rivoluzioni e mondi ancora da dire. È un tempo in cui le verità occultate iniziano a venire alla luce e a prendere corpo.
L’ultima volta in cui quest’Era si è manifestata è stato negli anni Sessanta. Fu allora che Cocteau e Moretti si misero all’opera, intrecciando pittura, mito e tempo. La successiva, teoricamente, è la nostra.
Inserire Mem su quella pagina, inserire “lettere” su quelle pagine, è rendere visibile il punto in cui la storia si apre, si frattura, si può riscrivere. È un invito a portare acqua, a essere, tutti insieme, parte di un nuovo alfabeto. Non come custodi del passato, ma come portatori di luce, inserendoci in qualsiasi punto incerto del tempo, poiché questo non è lineare, ma ha forma di marea, scandito da rotture, miracoli e rovesci.

Carola Provenzano

Carola Provenzano

Carola Provenzano è artista e scrittrice. La sua pratica artistica ruota attorno alla filosofia del linguaggio e alle storie che sono state dimenticate o che devono ancora essere raccontate. Attraverso l’uso di materiali d’archivio — immagini, giornali, documenti — lavora sulle ambivalenze del linguaggio come strumento di violenza, ma anche di cura e trasformazione.