Lingue di pietra

Pelle blu e lingue di pietra: l’alfabeto di Carola Provenzano 

pubblicato su Lay0ut magazine Carola Provenzano: un’intervista sulla serie Alfabeto Questa conversazione inizia con una storia che non le appartiene e non finisce affatto. Questa conversazione inizia con la pratica di un’artista, con uno sforzo singolare di raccontare il mondo,

“Qualche milione di anni fa, gli elefanti abitavano quella che oggi chiamiamo Lombardia. I resti fossili dei loro denti, frantumati in lamelle ormai pietrificate, hanno iniziato a riemergere dai campi zappati molto prima che chiunque avesse mai studiato il processo di fossilizzazione. Per questo, i contadini che per primi li ritrovarono arando i propri campi li scambiarono per lingue pietrificate. Lingue potenti, lingue di streghe, a cui venivano conferiti poteri magici e curativi. Un’alleanza, questa, forzatamente muta, stretta per necessità tra corpi femminili e corpi animali: distanti nel tempo, non riconosciuti o irriconoscibili perché mancano del tutto le parole per dirli. Oppure le parole c’erano, ma sono state sottomesse, rese inaccessibili, pericolose, come quelle lingue di donne-streghe preziose solo perché rese inoffensive.Accorgersi di questa storia, però, valutarne il potenziale metaforico, significa riconoscere l’esistenza di un’altra narrazione carsica o silenziata, ancora alla ricerca delle parole per essere raccontata.”

Attraverso testi, conversazioni, appunti, materiali di studio e contributi inediti, Lingue di pietra assume la teoria come pratica incarnata: un esercizio di ascolto, di scavo e di stratificazione. Come la pietra, il linguaggio conserva tracce, sedimenta conflitti, custodisce memorie; ma può anche essere eroso, riscritto, evocato e riattivato. La sezione si configura così come uno spazio di attraversamento, dove il sapere non è dato, ma si costruisce attraverso il confronto, la divergenza e la cura delle differenze.

Questa sezione nasce dall’esigenza di dialogare – anche a distanza, anche in silenzio – con studiosə, ricercatorə, artistə e attivistə il cui pensiero si discosta dai modelli accademici convenzionali e dalle forme di sapere consolidate, privilegiando approcci transdisciplinari e critici. L’attenzione è rivolta a pratiche teoriche che attraversano i confini tra discipline come la filosofia, studi culturali, ecologie politiche, pratiche artistiche, saperi decoloniali e transfemministi

Il tentativo è quello di aprire un terreno di ricerca condiviso, capace di accogliere complessità e contraddizioni. Lingue di pietra è un invito a sostare nelle frizioni, negli spazi “tra”, immaginando i “come”. Parlare di forme differenti di conoscenza significa, allora, immaginare forme alternative di vita.