About
Alphabet è un progetto artistico e di ricerca sul linguaggio e sul potere rigenerativo della parola, intesa come formula per riattivare luoghi dimenticati, storie interrotte e voci escluse.
Fare arte, per noi, significa anche questo.
Incontrarci, come abbiamo fatto all’inizio di questo progetto.
Trovarci: come abbiamo fatto quando abbiamo capito che ci mancavano le stesse cose, che avevamo la stessa bruciante sensazione che ciò che avevamo studiato e vissuto non sarebbe bastato e che avremmo dovuto unire le forze per continuare a dare un senso a ciò a cui avevamo deciso di dedicare il nostro tempo e la nostra energia.
Per questo, quello che nasceva come un progetto individuale è diventato qualcosa di più grande. Non un’opera d’arte ma una piattaforma sistematicamente impegnata nel dare voce alle storie che – da qualche parte nel percorso per arrivare fino a qui – abbiamo dimenticato. E il dimenticarcene ci è costato estremamente caro.
Per questo abbiamo deciso di coinvolgere in questo percorso, artist*, disegnatric*, poet* e chiunque abbia la possibilità e la capacità di pensare alla Storia come un fascio di narrazioni che possono essere ancora svolte e reintessute.
Così, attraverso un processo di ricostruzione collettiva fatto di incontri e scambi, Alphabet esplora e ripopola, come fosse un territorio, il silenzio lasciato dai codici linguistici dominanti.
L'articolazione del progetto
Per questo, non poteva bastare un solo output.
Il progetto si articola in tre sezioni:
Lingue di pietra è la sezione dedicata alla ricerca teorica. Attraverso testi, conversazioni e materiali di studio, il progetto costruisce un archivio che nasce dal dialogo con studiosə, ricercatorə e attivistə il cui pensiero si discosta dai modelli accademici convenzionali privilegiando l’intersezione tra discipline, pratiche e posizionamenti critici. Sappiamo quanta teoria può esserci nel verso di una poesia.
Lettere, il progetto artistico da cui prende vita Alphabeth, invita artistə e poetə a intervenire su pagine di giornali d’epoca, trasformandole in nuove unità visive e testuali. Attraverso pratiche di cancellazione, sovrascrittura e montaggio, ciò che è stato taciuto o marginalizzato riemerge come nuova possibilità narrativa. Ogni intervento genera una “lettera”: il frammento di un alfabeto altro, che è reliquia di una Storia che può essere raccontata in un modo diverso. Progetti costituisce la fase di restituzione pubblica e di attivazione: mostre, pubblicazioni e formati digitali attraverso cui la ricerca si apre alla dimensione collettiva e partecipativa.
Progetti invece, è il contenitore di un contenitore: la piattaforma attraverso cui Alphabeth diventa un progetto curatoriale, crea mostre, dialoghi, conversazioni dando una forma materiale e architettonica alle storie corali che nel progetto si sono generate.
Kairos
Il suo insieme tentacolare, esteso e mutante rende Alphabet – alla fine dei conti – una riflessione sul Tempo. Se la storiografia tradizionale procede lungo una linea che seleziona, ordina e costruisce una versione apparentemente coerente degli eventi, Alphabet opera invece nello scarto tra la tradizione e la sua fonte, in quello spazio in cui qualcosa è andato perduto. È qui che interviene la figura del Kairos, simbolo e cuore di Alphabet: non il tempo cronologico e lineare inteso Chronos, ma il momento opportuno, l’occasione che interrompe il corso degli eventi e apre una possibilità.
Nell’iconografia antica, il Kairos è rappresentato come una figura con un ciuffo sulla fronte e la nuca rasata: può essere afferrato solo “di fronte”, nell’istante in cui si manifesta. Questa immagine, che dialoga idealmente con l’interpretazione dell’ Angelo della Storia di Walter Benjamin, non rimanda a un ritorno al passato, ma a un’interruzione del tempo lineare, a una fenditura in cui l’incompiuto può trasformarsi in possibilità.
In questo spazio di frattura si colloca il linguaggio. La lingua stessa è un punto di scissione: tra verità e trasmettibilità, tra esperienza e forma. L’alfabeto, nelle sue particelle elementari, custodisce un’infinita potenzialità ancora prima di comporsi in discorso. Alphabet lavora su questa dimensione originaria e instabile del segno.
Non si cerca l’origine per verificarne la veridicita e non si ricostruisce una totalità perduta.
Piuttosto, si abita il “tentativo di”, il punto di rottura, l’incompiuto. Giocare con la storia e con le parole significa sostare in uno spazio bianco in cui qualcosa può ancora accadere. In questo “ancora” si radica la pratica di Alphabet: intercettare le occasioni del tempo e trasformarle in gesto, in segno, in voce.
Valentina Avanzini
Valentina Avanzini è lecturer di storia dell’arte tra l’istituto Modartech di Pontedera e il Jianxi Fashion Institut di Nanchang. Come ricercatrice, curatrice e autrice indipendente, la sua pratica intreccia arte contemporanea, ricerca d’archivio e tradizioni orali, con un focus sui canti femminili e le ninne nanne come forme di contro-narrazione e cura. Dal 2020 codirgie la rivista di animal studies Animot. Scrive per Flash Art e cura progetti collaborativi con artistx e musicistx finché la sua luna in sagittario non la trascina altrove. Alphabet è figlio amatissimo di questo amore per l’arte, le storie e le persone che imparano a raccontarle.
Carola Provenzano
Carola Provenzano è artista e scrittrice. La sua pratica artistica ruota attorno alla filosofia del linguaggio e alle storie che sono state dimenticate o che devono ancora essere raccontate. Attraverso l’uso di materiali d’archivio — immagini, giornali, documenti — lavora sulle ambivalenze del linguaggio come strumento di violenza, ma anche di cura e trasformazione.