
Talk e performance musicale
5 settembre
Giardino dei Giusti, Palermo
Un viaggio circolare nella storia dell’umanità e del suo rapporto con la nenia, il ritmo, e la parola cantata. Una serie di piccoli episodi, microstorie in prosa e poesia si rincorrono partendo dai canti dei Neanderthal, passando per i grandi aedi epici fino al canto disperato e dolcissimo delle ninne nanne. Chiude il cerchio, riportandolo alla sua origine, una composizione contemporanea per lira classica di Gabriele Batia in cui la parola si scioglie nelle stesse note che accompagnavano le prime grandi storie dell’umanità.
a cura di Alphabet e Fatto Umano in occasione di Palermo Sound
Con Valentina Avanzini, Graziano Mazza, Carola Provenzano e una performance sonora di Gabriele Batia.
Introduzione di Carola Provenzano testi di Valentina Avanzini e Graziano Mazza
Il suono fu il primo ad esercitare il suo influsso sull’essere umano e sul formarsi del suo intelletto. L’udito gode della capacità primigenia di captare mondi non ancora concettualizzati dalla parola. il suono è la lettera di quell’alfabeto che, nella sua combinazione con altri suoni, conosciamo come musica, e la musica genera un tipo di linguaggio capace di captare un “mondo altro”. il sibilo del vento, un ronzio, lo scorrere dell’acqua, il fragore del tuono incutevano quel turbamento che, nell’animo umano, si fa premonizione. «Il suono ci crea in quanto individui e la musica ci rende parte di una comunità», scrive Ramon Andrés. Il pensiero acustico delle civiltà precedenti, sul quale esse si basavano per conoscere il mondo, è stato annullato quasi completamente dal formalismo moderno. Pensiamo alle pitture parietali e i graffiti nelle caverne, essi coincidevano con i punti di maggiore risonanza dello spazio. La grotta era un organo di pietra e la pittura alle sue pareti un enorme spartito. Per quanto ci sforziamo di relegare il nostro passato alla ragione, questo non si lascerà mai contenere. Proviamo a collocarlo piuttosto in un luogo in cui il tempo non era concepito linearmente, ma aperto, fatto di simmetrie spezzate. Peri Peri è un detto siciliano che vuol dire andare a zonzo, camminare in giro senza avere una vera e propria meta, un punto di arrivo. Ripetere il termine restituisce il ritmo dell’azione, regalandoci la visione di un movimento circolare e aperto che ritorna a se stesso, come l’immagine di Eco che inseguendo la ripetizione del suo nome ritorna dolcemente a se stessa.
Fatto Umano è una collana di poesia contemporanea che si occupa delle opere di grandi autori internazionali non ancora tradotti in Italia, la collana è pubblicata da Edizioni Ensemble e diretta da Graziano Mazza.
Valentina Avanzini è lecturer di storia dell’arte tra l’istituto Modartech di Pontedera e il Jianxi Fashion Institut di Nanchang. Come ricercatrice, curatrice e autrice indipendente, la sua pratica intreccia arte contemporanea, ricerca d’archivio e tradizioni orali, con un focus sui canti femminili e le ninne nanne come forme di contro-narrazione e cura. Dal 2020 codirgie la rivista di animal studies Animot. Scrive per Flash Art e cura progetti collaborativi con artistx e musicistx finché la sua luna in sagittario non la trascina altrove. Con l’artista Carola Provenzano ha fondato e cura il progetto curatoriale Alphabet.
Graziano Mazza è scrittore, poeta e traduttore, ricercatore in Teologia Economica all’Università di Parigi Nanterre. Dirige una collana di poesia internazionale, Fatto Umano. Fatto Umano pubblica autori di tutto il mondo, riconosciuti in patria con premi e menzioni, ma non ancora tradotti in italiano. Raccolte complete e poesie sono state premiate a festival nazionali e internazionali (vincitore del Premio Dostoevskij e del Premio Isola). La sua ultima pubblicazione è Vacue Scuse, del 2024, edita da Ensemble. Ha fondato e dirige il collettivo d’arte trasversale Monx26 a Parigi.
Gabriele Batia è Sound artist e docente. Scrive per ensemble elettroacustici ed elettronici, opere multimediali e installazioni. La sua ricerca consiste nel creare dei ponti tra l’attualità, il patrimonio culturale vissuto e il proprio sé.
Componimento lirico:
Le foglie sull’acqua prende ispirazione dal rapporto che intercorre tra passato e futuro, tra l’antico strumento greco della lira e l’elettronica, tra l’umano e il digitale. Un’antica melodia guida l’ascoltatore attraverso gli scenari che rappresentano anche il trascorrere dell’esistenza, come appoggiata sulla superficie dell’acqua, nella sua vitalità e fragilità.



